STORIE DI NOMI, DI VIAGGI, DI FERMATE E DI CONFINI, STORIE DI VITA.

Molti mi chiedono spiegazioni in merito al nome che ho voluto dare a questo posto.
Mi sono chiesto anche se fosse giusto o sbagliato, nei confronti di chi c’è e di chi c’è stato … ma, poi … questa è una piccola storia, la storia di un pensiero e di un sogno.

 

Da sempre cerco un posto diverso, un po’ fuori dagli schemi, leggermente discosto dalle strade convenzionali di tutti i giorni. Un luogo dove dovrebbe risultare più facile riuscire ad ascoltare e ad ascoltarsi. Un posto dove i propri pensieri possano prendere forma, o già solo dove si ha la possibilità di sentirne la voce.
Non una semplice meta dove andare in vacanza, ma un posto dove c’è vita; tutta. Dove il lavoro ed il riposo, la fatica la gioia, il sudore e l’ozio, possano convivere tutte assieme, e nutrirsi a vicenda.

Già da molto, pensavo ad una casa in campagna, come ad un luogo per vivere con un po più di spazio e libertà, ma questa idea un poco “amena”, si è disciolta col trascorrere del tempo. Un’idea presa e lasciata più volte, finita in fondo al solito cassetto, e tirata fuori nei momenti di crisi come fuga dalla semplice realtà di tutti i giorni.
Poi però, non so in quale improbabile ed incredulo momento, è nato in me il desiderio di realizzare veramente qualcosa, e non appunto il solo acquisto ed allestimento di una location agreste più o meno bella. Ma ho capito che avrei voluto scolpire nei pensieri e nella terra un qualche cosa di mio, ma nel senso meno letterale possibile; al contrario infatti, un luogo di incontro e di condivisione ed anche di solitudine cercata; dove poter portare qualcosa, che sia un oggetto od anche un solo pensiero e mostrarlo a chi abbia il desiderio di ascoltare. E tornare a casa, riportando con se il dono che si è fatto agli altri, arricchito del contatto, dello scambio che le persone hanno voluto regalarci.

In qualche viaggio, mi sono trovato a fermarmi in posti di confine, magari al limite estremo di un paese, e la sensazione provata, è stata sempre quella di toccare un luogo magico ed unico; se si potesse fare un’associazione diretta dello spazio con il tempo, potrei dire, luoghi fugaci come attimi fuggenti.

 Di solito ci si passa con la fretta di voler arrivare alla propria meta, o comunque li si vive nel disagio di un bagaglio a mano, che forse non contiene tutte le cose che ci serviranno dove stiamo andando, ma è comunque un fastidioso peso da portarsi appresso anche solo per potersi guardare attorno. 

Ed invece in certi posti vale la pena fermarsi, perché forse sono l’ultima occasione per trovare anche solo qualcuno che ti ascolta o che parli la tua stessa lingua, o magari dove potresti trovare l’ultimo caffè decente prima dell’ignoto.

Un luogo dove prepararsi al viaggio e dove lasciare la propria firma su libro del passaggio come sulle cime delle montagne.

Ecco, sogno un posto che dia proprio questa sensazione di farti sentire al sicuro prima che tu riprenda il viaggio, rifocillato, col tuo carico di provviste e di propositi.

E proprio mentre decido finalmente di fare questo passo, è partito e se ne è andato da questa vita un amico ed un fratello, un uomo che ha affrontato il suo ultimo viaggio con coraggio e con forza, e che, sono convinto, sarebbe stato al mio fianco con tanti consigli e con i lavoro delle sue braccia forti.
Quest’uomo, marito di mia sorella, si chiamava Leonardo, ed è per questo che ho deciso di chiamare questo luogo Ca di Leo, semplicemente, perché è un po’ anche suo.

 

Roberto Emiliani